Antonio De Viti De Marco

E’ compito di questo articoletto ripercorrere in modo più che frettoloso e a grandi linee la storia di un grande studioso italiano, sepolto inspiegabilmente dalla storiografia recente.

Il 30 settembre 1858 nasce a Lecce Antonio De Viti De Marco, destinato a diventare uno degli economisti italiani più importanti e influenti a cavallo dei due secoli.

Dopo un infanzia spesa nella residenza della famiglia a Casamassella (provincia di Lecce), il De Marco si muove alla volta di Roma, dove nel 1881 si laurea in Giurisprudenza. Dopo la laurea tiene diversi seminari presso l’università di Napoli, di Pavia, Macerata e Camerino, per poi diventare professore di Scienza delle finanze presso l’Università di Roma.

Ed è a Roma che fonda il giornale degli economisti, al quale collaboreranno fra gli altri Vilfredo Pareto e il più giovane Luigi Einaudi, futuro governatore della Banca d’Italia, ministro del Bilancio e Presidente della Repubblica.

Più volte si trovo a collaborare con il noto storico e meridionalista Gaetano Salvemini, mentre si dimostrò più volte strenuo oppositore delle politiche di governo di Francesco Crispi e di Giovanni Giolitti, che avverso sia come professore, studioso e giornalista, sia come deputato al Parlamento italiano.

L’avvento del fascismo che De Viti De Marco non sopporterà mai né dal punto di vista intellettuale né sul piano sociale lo costringerà a lasciare qualsiasi funzione pubblica e ad abbandonare la cattedra universitaria.

Ritiratosi a vita privata nella sua terra d’origine, muore nel 1943 lasciando un patrimonio di grande valore in materia economica, a cui si ispireranno Einaudi dapprima e James Buchanan poi, premio Nobel per l’economia nel 1986, che non nascose mai il debito nei confronti delle teorie economiche sullo stato frutto del lavoro di Antonio De Viti De Marco.

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