HEAT. LA SFIDA – MICHAEL MANN (1995)

Cercando la traduzione del termine “heat” su Google, vengono fuori diversi risultati: calore e caldo i più immediati, poi fuoco, fiamma, foga, batteria addirittura. I tre risultati successivi però, sono i più interessanti e ricercati: ardore, fervore, impeto. Quale sia stato il significato che Michael Mann abbia voluto dare alla sua opera con questo termine così conciso e generale è difficile dirlo. Certo è che gli ultimi tre significati paiono molto adatti alla profondità, alla seriosità, ma anche alla grande umanità del racconto messo in scena dal regista di Chicago.

Sì, perchè a voler definire con un solo aggettivo questo splendido film del 1995, difficilmente si potrebbe trovarne uno più adatto di ‘profondo’. Del resto, è la cifra poetica di Mann. Tutti i suoi film raccontano storie (alcune più realistiche, altre meno) di uomini. Mann non tratta dei massimi sistemi, ma di vicende umane, che poi possono riguardare poliziotti e criminali (come questa di Heat, ma penso anche a quella suo capolavoro ‘Manhunter’ – il primo film sulla saga di Hannibal Lecter -, o a quella del suo ultimo lavoro ‘Blackhat’) oppure gente comune che riesce a fare cose straordinarie (si pensi ad ‘Insider’ o ad ‘Alì’, il biopic su Cassius Clay), ma che sempre e comunque presentano un forte scandagliamento dei personaggi. Il fulcro del suo cinema è l’Uomo con i suoi dubbi e le sue debolezze, sorvolando su concetti manichei come il Bene ed il Male.

‘Heat’ in effetti è un film per nulla manicheo. La sfida che viene narrata nei suoi 170 minuti tra il criminale Neil McCauley (Robert De Niro) e il poliziotto Vincent Hanna (Al Pacino) non permette infatti di “tifare” per l’uno o per l’altro, perchè entrambi hanno i loro punti di fascino e i loro limiti. Il primo si è – inconsapevolmente – innamorato di una donna perbene nonostante il suo credo sia sempre stato “se vuoi fare il lavoro del rapinatore non devi avere affetti o fare entrare nella tua vita niente da cui non possa sganciarti in 30 secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo”; il secondo ha una vita a pezzi per via dei problemi di incomprensione con sua moglie, aggravati dalla depressione della figliastra (interpretata da una giovane Natalie Portman) che sente terribilmente la mancanza del padre. Ognuno andrà avanti per la propria strada assieme ai propri collaboratori, pur nutrendo un forte rispetto per la competenza e la persona dell’altro (come bene si può notare nel famoso confronto in un bar tra i due), ma solo uno l’avrà vinta sull’altro.

Ovviamente questo racconto, abbastanza banale nella sostanza, è nobilitato da diversi fattori. Senza dubbio c’è il fascino dettato dal vedersi nella stessa inquadratura due attori del calibro di De Niro e Pacino (qui ad una delle loro ultime buone prove), inevitabile per chiunque li abbia amati nelle loro interpretazioni storiche, soprattutto degli anni ’70. Poi, come detto, l’approfondimento psicologico dei personaggi e la sceneggiatura ricca di trovate e dialoghi cult impediscono che il film diventi un normale poliziesco. Infine, ma non per importanza, c’è la messa in scena di Mann: un regista che ha fatto scuola per la sua abilità nel girare le scene d’azione, siano esse sparatorie (che qui sono presenti in abbondanza) o scene di inseguimenti automobilistici. Da quando è uscito questo capolavoro, chiunque abbia girato un film d’azione ha dovuto confrontarsi con le sue trovate registiche.

Quindi “Heat” rimane un film imprescindibile per comprendere come il cinema d’azione andrebbe girato, ma rimane anche uno dei film più belli di uno dei registi americani più importanti degli ultimi trent’anni, oltre che uno dei film più riusciti e emblematici degli anni Novanta. Imperdibile.

Cinema - Andrea Congedo / , , ,

Informazioni su Andrea Congedo

Cinefilo prima per necessità che per scelta. Iniziato da Quentin Tarantino, Stanley Kubrick e Sergio Leone, definitivamente conquistato da David Lynch. Sono su 'Le quattro del mattino' per ricordare (nel mio piccolo) alla gente che il Cinema è un'Arte; dovessi riuscirci anche con una sola persona, mi riterrei soddisfatto. Nel tempo libero studio Giurisprudenza.

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