COS’È “TWIN PEAKS”?

Da quando è nata, questa piccola rubrica de ‘Le quattro del mattino’ si è sempre occupata di Cinema. Oggi ho deciso di parlare di serie tv. Non di “una” serie tv, ma “della” serie tv. Cioè de ‘I segreti di Twin Peaks’.

Parlo di questo prodotto televisivo come “della” serie tv non tanto (o non solo) perchè sia di una qualità eccelsa, ma perchè di fatto, come riconoscono più o meno tutti, è stata quella che ha dato il via – nel bene e nel male – alla serialità televisiva moderna. Dopo ‘Twin Peaks’, nulla è stato più lo stesso: ed è dal suo lascito che sono nati prodotti (ormai anche più) celebri come ‘X-Files’, ‘I Soprano’, ‘The Wire’, ‘Lost’, ‘Breaking Bad’ e tutte quelle altre serie più recenti che sono ormai sulla bocca di tutti. Ma quello che questi famosi shows hanno ereditato non è stato tanto lo stile, quanto l’idea di base: e cioè cercare di creare, anche nell’ambito televisivo, un qualcosa di artistico, di studiato, e non solo legato al più facile intrattenimento. Un obiettivo difficile, che in pochi hanno raggiunto.

Ad ogni modo, oltre a sottolineare i suoi indubbi meriti storici è bene chiarire a chi non lo sapesse di che cosa parli questo fantastico show, un’operazione tutt’altro che semplice data la commistione di generi presenti al suo interno, resa possibile grazie al superbo lavoro di David Lynch (il regista, fra gli altri, di ‘Velluto Blu’, ‘Cuore Selvaggio’ – recensito qui sul sito – , “Strade Perdute” e il superbo “Mulholland Drive”) e Mark Frost, i due ideatori. ‘Twin Peaks’ parte già nei primi minuti dello storico episodio pilota – diretto da Lynch stesso – con il ritrovamento del cadavere di una giovane liceale famosissima in tutta la città, di nome Laura Palmer. Il regista di Missoula pone da subito in chiaro le cose: la serie non sarà nè compiacente nè ammiccante nei confronti dello spettatore. Sarà anzi sadica e irriverente: in dieci minuti si passerà dal parlare di quanto siano buoni il caffè e le ciambelle della sede dello Sceriffo al descrivere quali terribili sevizie abbia dovuto subire quella povera e innocua ragazza. Ma era davvero così innocente?

Se c’è infatti un pregio indiscutibile in questo show, questo è proprio la capacità di insinuare il dubbio e il sospetto (oltre che il terrore) nello spettatore: un discorso che Lynch aveva già magnificamente affrontato in ‘Velluto Blu’. Nessuno è innocente, neanche in una cittadina sperduta di provincia come Twin Peaks. Col passare delle puntate questo punto verrà chiarito sempre maggiormente, grazie al dipanarsi delle vicende orizzontali che collimano con il caso Palmer; caso Palmer che verrà gestito, oltre che dallo sceriffo della città Harry Truman, da uno dei personaggi più surreali e affascinanti mai visti sullo schermo, l’agente dell’FBI Dale Cooper. Cooper è la guida dello spettatore, colui che lo accompagna nei misteri sempre più fitti della storia. Colui che lo rassicura e lo protegge, anche grazie alle sue stravaganti passioni come il caffè, la torta di ciliegie e la cultura indiana. Oltre ai due investigatori ci saranno ovviamente una miriade di personaggi secondari, tutti con le loro particolarità, tutti delineati magnificamente, e tutti con un loro posto nella storia. Almeno fino a metà della seconda stagione.

Sì, perchè se c’è stata una macchia in ‘Twin Peaks’, è stata quella di rivelare prima del tempo l’assassino di Laura Palmer (una decisione – va sottolineato – non presa dai creatori Lynch e Frost, ma dalla ABC, la rete televisiva che distribuiva il prodotto). Una scelta scellerata e che ha inciso per un po’ di puntate, abbassandone in maniera palese la qualità fino al ritorno degli stessi Lynch e Frost, che ripresero le file narrative ancora in piedi, le elevarono nelle ultime puntate fino a farle confluire nell’ultimo episodio della seconda stagione, una delle cose più stupefacenti che dal canto mio abbia mai visto non solo in ambito televisivo, ma cinematografico: “Oltre la vita e la morte”.

Ad ogni modo, non è stata la fine vera e propria. Come alcuni sapranno, i creatori hanno deciso di tornare sul luogo del delitto, e di realizzare la terza stagione di ‘Twin Peaks’, ambientandola 25 anni dopo gli eventi dell’ultimo episodio mandato in onda nel 1991. Quasi tutto il cast originale è stato confermato, e sono state aggiunte decine e decine di nuovi attori. Cosa succederà nella terza stagione non lo sa nessuno, ma se tutto è stato dato in mano a Lynch (regista di tutte le puntate) e Frost, c’è perlomeno da fidarsi, se non addirittura da essere follemente entusiasti.

Ho scritto infatti questo post non solo perchè ‘Twin Peaks’, geniale commistione di atmosfere thriller/horror e – per contrasto – comico-grottesche, è un prodotto di altissimo livello artistico, meritevole quindi di numerose e corpose analisi, di gran lunga più approfondite di questa; ma l’ho scritto anche e soprattutto per invogliare chi ancora non l’abbia fatto a visionare questa splendida opera d’arte (con l’accorgimento però di vedere anche, una volta terminata la serie, il film prequel “Fuoco cammina con me”, essenziale per avere una visione completa degli avvenimenti ed essere quindi perfettamente “preparati” a visionare la terza stagione). ‘I segreti di Twin Peaks’, dopo averlo visionato ormai più di due anni fa, mi è entrato nella testa e nel cuore, e non ne è uscito più. Anzi, spesso nella forma della superba e commovente colonna sonora di Angelo Badalamenti, strettamente e magnificamente legata ad ogni singolo avvenimento della storia, ‘Twin Peaks’ torna costantemente alla mia memoria. Spero accada anche a voi.

 


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