La fabula di Orfeo

ll pastore Aristeo, invaghito della ninfa Euridice (moglie di Orfeo), la insegue e ne provoca la morte, giacché ella non si avvede di un serpente. Orfeo si reca all’Ade a scongiurare Plutone perché gli sia resa la sua compagna: il suo canto è talmente dolce e persuasivo che il dio degli inferi se ne commuove.

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O regnator di tutte quelle genti
c’hanno perduto la suprema luce,
al qual discende ciò che gli elementi,
ciò che Natura sotto il ciel produce,
udite la cagion de’ miei lamenti.
Pietoso Amor de’ nostri passi è duce:
non per Cerber legar fo questa via,
ma solamente per la donna mia.
Una serpe tra’fior nascosa e l’erba
mi tolse la mia donna, anzi ‘l mio core,
ond’io meno la vita in pena acerba
né posso più resistere al dolore,
ma se memoria alcuna in voi si serba
del vostro celebrato antico amore,
se la vecchia rapina a mente avete,
Euridice mia bella rendete.
(vv. 136-153)
Euridice è restituita alla vita e a Orfeo, ma a condizione che egli non si volga a guardarla finché son saranno giunti sulla terra. Il patto però viene infranto ed Euridice è riassorbita nel mondo dei morti. Il dolore e i lamenti di Orfeo a nulla valgono.
Sulla terra, dove egli maledice il fato e rifiuta ogni altro amore, le Baccanti irate lo dilaniano.
Oh oh, oh oh, morto è lo scellerato.
Eu oè, Bacco! Bacco, io ti ringrazio.
Per tutto il bosco l’abbiamo stracciato
tal ch’ogni sterpo è del suo sangue sazio;
l’abbiamo a membro a membro lacerato
in molti pezzi con crudele strazio:
or vada e biasmi la teda** legittima.
Eu oè*, Bacco, accetta questa vittima.
(vv. 186-193)
* Tipico grido delle Baccanti
** Nozze

Orfeo impaziente, sollecitato dal cuore, infrange il patto, come spesso accade agli uomini. Gli dei concedono sì, ma a condizioni. Ogni cosa è legata al rispetto di una clausola. Ma non solo Orfeo perde il suo amore, viene massacrato dalle Baccanti, adirate dalla promessa di Orfeo di volgere il proprio amore solo ai fanciullo, non potendo amare altra donna. La vendetta delle Baccanti rappresenta il trionfo dell’irrazionalità.

Orfeo è l’uomo che non riesce ad adempiere a un dovere, si lascia prendere dall’immediatezza eludendo le leggi di attesa del tempo. Il tentativo quindi di perfezione del destino fallisce, l’imperfezione si impadronisce del carattere dell’uomo e ne modella ulteriori imperfezioni nella traccia di un cammino che non può mai essere lineare e perfetto. L’amore è il sentimento che non conosce il limite della passione e della ragionevole misura, si snoda in un vortice di infinite emozionalità che ne tradiscono l’essenza e la sacralità del più nobile fra i sentimenti. Droga immateriale che scorre con ritmo incalzante nelle vene, tanto da desiderarne per perversione di passione la morte, come se la morte fosse l’unica sua vera forma di esistenza. Cosa sarebbe l’amore senza il dramma della sua inevitabile prematura fine? Cadrebbero tutti i principi fondanti del sentimento e la vita stessa non avrebbe il suo effimero appoggio.
Nel Rinascimento il teatro è occasione di divertimento di signori, principi e di cardinali, un vero e proprio fenomeno di corte. le tragedie tornano al modello classico, rispettando i canoni che Aristotele aveva indicato nella sua Poetica, vale a dire unità di tempo, luogo azione. I temi mitologici vengono sostituiti con quelli storici degli eroi nobili colpiti da sventure. Il teatro celebra la grandezza della corte. La Fabula di Orfeo è un’opera originale e nuova nel suo genere, che ha segnato l’inizio del teatro in lingua volgare italiana.
Angelo Poliziano, letterato eccelso del primo Umanesimo, componeva versi greci e latini con eleganza stilistica ed entrò a far parte della corte dei Medici, instaurando con Lorenzo un profondo rapporto di amicizia. La dedizione completa allo studio delle materie umanistiche e della cultura antica, gli consentì riutilizzare generi letterari e motivi classici, adattandoli con estrema originalità alla contemporaneità dell’epoca. L’opera fu composta nel 1480, in pochi giorni, e fu la prima rappresentazione in Italia di teatro profano in volgare affinché dagli spectatori fosse meglio intesa.

L’Orfeo ha un valore notevole nella storia del teatro, perché rappresenta il sorgere di un diverso tipo di rappresentazioni dopo il lungo dominio degli argomenti sacri. La nuova età rinascimentale si volge al mondo dei miti, esalta le figure dell’antichità; lì trova i suoi eroi, e li atteggia in un’aureola di bellezza e di maledetta bellezza. Subì le censure della Controriforma, per poi conoscere successivamente fortuna e considerazione.

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